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Come fascinare una persona con lo sguardo: la fascinazione ipnotica del Prof. Dr. Marco Paret

Come si fa a fascinare una persona con lo sguardo? Si impara, come si impara a nuotare: facendolo, guidati da chi lo sa fare. La fascinazione è l’arte di bloccare o di attrarre qualcuno con i soli occhi, in silenzio, e ha un nome preciso da centocinquant’anni. È il ramo un tempo segreto del Mesmerismus® del Prof. Dr. Marco Paret, e la sua parte più originale: quella che quasi nessun manuale racconta, perché è sempre passata di maestro in allievo, attraverso gli occhi.

Vi è mai capitato di non riuscire a distogliere lo sguardo da qualcuno? Due innamorati che si guardano lo sanno bene: nessuno dei due decide di restare, eppure restano. Un domatore vi dirà la stessa cosa degli animali, che si guidano con gli occhi e con la mano e non con le spiegazioni — e gli animali non sono suggestionabili. C’è quindi qualcosa che passa prima delle parole, e che il vostro inconscio registra prima di voi.

Che cos’è la fascinazione ipnotica?

Definizione semplice: la fascinazione è l’azione dello sguardo che cambia lo stato di chi lo riceve, senza parole e senza contatto. Esistono due sguardi, e conviene memorizzarli. Lo sguardo ipnotico puro blocca: paralizza all’istante, come lo sguardo del serpente che ferma l’uccellino. Lo sguardo magnetico — alcuni lo chiamano ipnomagnetico — affascina e attira: è fermo, morbido e ampio, e la persona vi si deposita dentro, con un persistente interesse per chi la sta guardando così.

Nel Mesmerismus® il principio centrale è questo: l’operatore impara prima a produrre e mantenere in sé una qualità di stato, e solo dopo a guidare l’altra persona verso un cambiamento corrispondente. Lo sguardo trasporta quello che avete davvero — e qui sta un grande segreto, la parte che quasi tutti saltano perché non la conoscono.

Come si comincia stasera?

Il primo esercizio è quello dei libri del Prof. Dr. Paret, e si fa da soli: mettetevi davanti allo specchio e guardatevi tra gli occhi, senza battere le palpebre, notando i cambiamenti nelle vostre sensazioni. Un minuto basta per sentire la prima differenza. È la versione allo specchio del trataka, la fissazione dello sguardo — tradizione yogica e insieme tradizione occidentale millenaria, non un’importazione orientale.

Non forzate gli occhi e non fatene una gara. Quello che cercate non è resistere al battito di palpebre: è il momento in cui lo sforzo cade e il guardare diventa facile. È come tenere un bicchiere in mano: se lo stringete troppo la mano si affatica; se allentate la presa, lo tenete senza sforzo.

Che cosa si allena davvero: gli occhi o la presenza?

Non si allena un potere negli occhi. Si allena la presenza: la capacità di restare fermi e rilassati mentre si guarda, lasciando tacere il commento interno. Uno sguardo teso trasmette tensione; una mano esitante viene percepita esitante. Un operatore realmente stabile offre invece all’altro qualcosa di diverso con cui entrare in relazione — ed è per questo che il nostro lavoro sviluppa anche una triade potente: fiducia interna incrollabile, autostima, sicurezza. Cambierete anche intimamente dentro, con questa pratica.

È come avere accanto una persona stabile: la sua stabilità vi dà un riferimento e, poco alla volta, vi aiuta a sentirvi più stabili anche voi.

Da dove viene la fascinazione?

Per gli Egizi l’occhio era il centro di un potere, e la Medusa greca è la memoria di una fascinazione col soggetto bloccato. La tradizione attraversa il medioevo e arriva a Franz Anton Mesmer, che nel Settecento lavorava con i passi, con il tocco e con l’energia umana e con quello sguardo fermo e continuo che i suoi pazienti descrivevano come la parte più forte del trattamento[1]. Il suo allievo il marchese di Puységur descrisse nel 1784 il sonnambulismo magnetico ottenuto con le sole mani[2][3].

Il nome arriva nell’Ottocento con Donato — Alfred-Edouard D’Hont — che lavorava su volontari sani, all’istante, in dimostrazioni pubbliche, e chiamò fascinazione quello che faceva[4]. Da Donato la linea prosegue in Italia con Erminio Di Pisa e con il Maestro Virgilio Torrizzano, che iniziò alla fascinazione ipnotica il Prof. Dr. Paret. La storia intera è nella pagina sulla storia del mesmerismo, e la definizione della disciplina nella pagina sulla fascinazione ipnotica. Per chi ricerca i fenomeni al di là dell’abituale esiste anche un lato misterioso ed esoterico di questo insegnamento, descritto nella pagina sul potere segreto dello sguardo.

Perché lo sguardo agisce prima delle parole?

Perché gli occhi arrivano a un livello a cui il linguaggio non si rivolge. I neonati di appena due-cinque giorni distinguono già lo sguardo diretto da quello deviato, e preferiscono i volti che stabiliscono un contatto oculare[5]: è la prima conversazione della nostra vita, mesi prima delle parole. Uno sguardo diretto cambia attenzione, attivazione e coscienza di sé in una frazione di secondo[6][7], e due persone che si guardano dal vivo sincronizzano misurabilmente le loro reti nervose — cosa che non accade guardando gli stessi volti in una registrazione[8]. Anche cani e cavalli leggono la direzione dello sguardo e lo stato attentivo dell’essere umano[9][10].

Lavorano due piani insieme. Quello neurologico, descritto oggi dalla teoria polivagale: viso, occhi e voce appartengono a un sistema che segnala sicurezza o pericolo sotto ogni decisione consapevole[11][12]. E quello energetico, che la tradizione ha sempre descritto con ciò che si sente — calore, formicolio, pressione, presenza — e che la corrente fluidista, cioè i ricercatori che sostengono il passaggio di una energia reale tra le persone, non ha mai smesso di indagare[13]. Sull’ipnosi stessa il laboratorio conferma: l’EEG ad alta densità mostra l’induzione svilupparsi come riorganizzazione delle reti dell’attenzione, con l’alfa parieto-occipitale che cede e il theta che sale[14][15]. Chi pratica le trova insieme, le due spiegazioni.

Perché non basta leggere?

Perché lo stato passa da chi ce l’ha a chi non ce l’ha, attraverso gli occhi — cioè attraverso un insegnamento preciso, dal vivo, in cui il gesto viene mostrato, osservato e corretto sulla vostra persona. Lo sguardo non viaggia nei libri. È la ragione per cui pochi giorni di pratica guidata nel Mesmerismus® training fanno quello che mesi di lettura e pratica solitaria non fanno. Le pratiche sorelle sono la presenza magnetica e il vuoto mentale; sul lato pratico dello sguardo trovate anche la pagina in inglese su come sviluppare un potente sguardo ipnotico. Le dimostrazioni si vedono sul nostro canale YouTube, dove questo lavoro viene mostrato invece che descritto.

Domande frequenti

Quanto tempo serve per fascinare qualcuno con lo sguardo?

La prima differenza si sente in un minuto davanti allo specchio, stasera. Farlo con un’altra persona in modo affidabile, all’istante e in condizioni ordinarie, è questione di pratica guidata: per questo esiste il training.

Serve un dono particolare?

Serve una guida. Quello che viene scambiato per un dono è semplicemente una persona che tiene già uno stato stabile senza sapere come fa. L’abilità si divide in parti che si insegnano: prima la propria presenza, poi la qualità dell’attenzione, poi la direzione.

Fascinare è la stessa cosa che fissare?

No, e la differenza decide tutto. Fissare è duro, stretto e faticoso, e produce resistenza: l’altro si sente spinto. La fascinazione è ferma, morbida e ampia, e produce un depositarsi. Gli occhi si somigliano; lo stato che c’è dietro no.

È pericoloso o manipolatorio?

La tecnica produce uno stato di assorbimento ricettivo. Nella nostra Scuola si insegna come arte di conoscenza di sé, comunicazione e presenza, e viene insegnata solo a persone che promettono di utilizzarla per il bene. La potenza di una tecnica rende ancora più importante la qualità di chi la utilizza.

Nel Mesmerismus® del Prof. Dr. Marco Paret questa eredità è insegnata come arte di conoscenza di sé, comunicazione, benessere e crescita personale. Non è un trattamento medico e non avanza pretese terapeutiche.

Note e riferimenti

  1. Mesmer, F. A. (1779). Mémoire sur la découverte du magnétisme animal. Ginevra–Parigi, Didot.
  2. Puységur, A. M. J. de Chastenet, marchese di (1784). Mémoires pour servir à l’histoire et à l’établissement du magnétisme animal. Parigi.
  3. Crabtree, A. (1993). From Mesmer to Freud: Magnetic Sleep and the Roots of Psychological Healing. New Haven, Yale University Press.
  4. Alfred-Edouard D’Hont, detto Donato (Chênée, Liegi, 1845 – Parigi, 1900); dimostrazioni di fascinazione al Teatro Scribe di Torino, aprile 1886. Sulla fissazione visiva come metodo: Braid, J. (1843). Neurypnology. Londra, Churchill.
  5. Farroni, T., Csibra, G., Simion, F. & Johnson, M. H. (2002). «Eye contact detection in humans from birth». PNAS, 99(14), 9602–9605.
  6. Senju, A. & Johnson, M. H. (2009). «The eye contact effect: mechanisms and development». Trends in Cognitive Sciences, 13(3), 127–134.
  7. Hietanen, J. K. (2018). «Affective eye contact: an integrative review». Frontiers in Psychology, 9, 1587.
  8. Hirsch, J. et al. (2017). «Frontal, temporal and parietal systems synchronize within and across brains during live eye-to-eye contact». NeuroImage, 157, 314–330.
  9. Savalli, C., Resende, B. & Gaunet, F. (2016). «Eye contact is crucial for referential communication in pet dogs». PLoS ONE, 11(9), e0162161.
  10. Téglás, E., Gergely, A., Kupán, K., Miklósi, Á. & Topál, J. (2012). «Dogs’ gaze following is tuned to human communicative signals». Current Biology, 22(3), 209–212.
  11. Porges, S. W. (2011). The Polyvagal Theory. New York, Norton.
  12. Sul dibattito aperto intorno alla teoria polivagale: Grossman, P. et al. (2026). «Why the polyvagal theory is untenable». Clinical Neuropsychiatry, 23(1), 100–112; e, nello stesso numero, Porges, S. W. (2026). «When a critique becomes untenable», 113–128.
  13. Méheust, B. (1999). Somnambulisme et médiumnité, 2 voll. Les Empêcheurs de penser en rond — sull’epistemologia della controversia.
  14. Gélébart, J., Fouré, A., Quentin, R. & Debarnot, U. (2026). «Decoding hypnotic consciousness». Neuroscience of Consciousness, 2026(1), niag019.
  15. Niedernhuber, M. et al. (2024). «An interhemispheric frontoparietal network supports hypnotic states». Cortex.

Fascinare con lo sguardo non è carisma innato e non è un trucco: è una disciplina antica e potente, con una storia, dei gradi e degli esercizi. Cambia lo stato dell’altro prima delle parole, attraverso il canale più antico della comunicazione umana — gli occhi — e si impara solo praticandola, guidati da chi la conosce.

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