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La presenza integrale: il magnetismo personale è il primo livello, sulla via del risveglio

La presenza integrale: il magnetismo personale è il primo livello, sulla via del risveglio

Avete mai notatoAvete mai notato che la prima volta in un posto nuovo spesso vi sembra di avere più impatto? La seconda volta l’effetto svanisce. E avete mai incontrato qualcuno sentendo come una sensazione particolare, una forza che non sapete spiegare? Probabile che quella persona, in quel momento, fosse più presente.

La tradizione della nostra Scuola trova un parallelo interessante in quella indiana, dove lungo la via del risveglio si incontrano i siddha, i poteri — a volte considerati nella tradizione come magici — che si sviluppano cammin facendo; il magnetismo personale è uno di questi, il primo livello della presenza integrale e non il suo punto d’arrivo. Chi coltiva la presenza sviluppa naturalmente questa forza attrattiva, senza forzarla né cercarla come fine. Proseguendo, la presenza diventa sempre più integrale, e il magnetismo si trasforma da richiamo esteriore in radicamento silenzioso, che accoglie invece di dominare. È un cammino graduale, dove ogni passo porta ad una pienezza che diventa interiore e si vive sempre più.

La presenza è la qualità che ci permette di vivere pienamente il momento, e trasforma ogni interazione in un’opportunità concreta. Nella vita reale, come spiega il Prof. Dr. Marco Paret, serve a comunicare meglio con una persona: chi è presente ascolta davvero, coglie le sfumature e risponde con precisione, ed evita così fraintendimenti. Serve anche a reggere una notizia difficile senza crollare o farsi travolgere dall’emozione, e mantiene lucidità per decidere il passo successivo. Pensiamo a un manager sommerso di messaggi e stimoli: solo chi resta presente riesce a seguire ogni richiesta senza perdere il filo, filtra il rumore di fondo ed agisce con efficacia. In questi frangenti, la presenza diventa uno strumento operativo, che migliora la qualità delle relazioni e delle scelte.

La presenza si sviluppa, si apprende, ed esiste un metodo strutturato per svilupparla. I corsi dell’Université Européenne offrono un percorso chiaro e progressivo, basato su esercizi pratici e verificabili. I risultati arrivano anche da subito, con la pratica costante da soli: un corso dal vivo, però, accelera il processo, e dà in pochi giorni ciò che da soli richiederebbe anni. Bastano poi 10-15 minuti al giorno di pratica mirata per consolidare quanto appreso. Con l’applicazione regolare, ciascuno ottiene ottimi risultati, impara a gestire la propria attenzione e la propria energia in modo eccellente.

La presenza è una capacità concreta, allenabile, che cambia il modo in cui gli altri vi percepiscono — e molto di più. Questo articolo esplora il fenomeno, le sue radici storiche e il suo potenziale più profondo.

La presenza è forza attrattiva

«Quando una persona è presente in una stanza, o anche un interlocutore, io me ne rendo perfettamente conto. Aumentando la presenza, la reazione delle persone attorno a me cambia, perché la presenza è forza attrattiva.» Così il Prof. Dr. Paret descrive il primo effetto, quello che si nota subito.

La presenza in realtà è un discorso di magnetismo — ma la presenza va anche oltre il magnetismo: il magnetismo personale è il primo livello. Questa capacità si sviluppa naturalmente nel momento in cui lavorate con la presenza; poi la presenza diventa sempre più integrale, e più diventa integrale, più arrivate a livelli sempre più grandi.

La ricerca mostra che lo stato interno di una persona influenza misurabilmente chi le sta vicino. È fisiologia. Quando siete presenti, il vostro sistema nervoso comunica qualcosa di preciso — e l’altro lo riceve, spesso senza parole.

Che cosa succede se questa capacità viene portata al suo livello più alto? La risposta del Prof. Dr. Paret tocca un punto che pochi si aspettano.

Il passaggio in più: una via di risveglio

«La presenza è una via di risveglio. Si dice anche: chi lavora la presenza ha già un piede nel risveglio.»

È una prospettiva che ribalta molte aspettative. Qui la parola “risveglio” va intesa nel suo senso tradizionale: uno stato di consapevolezza che non dipende più dalle circostanze. Nella tradizione indiana, le capacità che si sviluppano lavorando sulla presenza vengono chiamate siddha — poteri che emergono come conseguenza naturale, non come scopo.

Pochi lo sanno: questa via è accessibile, concreta, e comincia da qualcosa di molto semplice — il corpo. Il percorso richiede solo una pratica costante e una guida chiara.

Il corpo si riorganizza

«Confermo pienamente: la presenza è uno stato nel quale il corpo si auto-riorganizza. Lo spirito è nel corpo, perché a un certo punto siete coscienti della vostra mappa sensoriale, e allora cambiate totalmente.»

Praticando le tecniche di presenza, poco a poco si sviluppa qualcosa che è presente all’interno del corpo: e questo va al di là della normale mindfulness.[1] Molta gente chiede che differenza c’è fra mindfulness e presenza. La risposta del Prof. Dr. Paret è netta ma rispettosa: «La mindfulness è molto buona, però deriva dalle tecniche indiane che si basavano anche sullo yoga, quindi sul rapporto col corpo — e spesso questo viene lasciato un po’ da parte. Noi invece partiamo proprio dal corpo, e col corpo riusciamo a bloccare i pensieri, a cambiare, a essere più testimoni di noi stessi.»

L’attenzione al corpo modifica in poche settimane il modo in cui si reagisce allo stress. Si pratica e si sente: è l’esperienza a parlare. È un’esperienza diretta, verificabile da chiunque.

Come si allena

«Ci sono vari punti di partenza per lavorare sulla presenza, però lavorare sulla sensazione è la chiave: la sensazione del corpo. Più punti di riferimento abbiamo, meglio è: anche l’attenzione al respiro, o sentire il nostro centro, sicuramente ci aiuta. Ma cominciamo dal sentire le nostre sensazioni — sensazioni fisiche,[2] non le emozioni: bisogna imparare la distinzione fra le due.»

Un consiglio pratico: «Ci sono dei punti del corpo da cui partire, però è anche vero che se manteniamo l’attenzione su un punto del corpo — una mano, un piede — sarà molto più facile sviluppare progressivamente la presenza. Un punto centrale del corpo, all’inizio, a volte è più difficile: le persone si perdono.»

I due errori

«Molta gente fa presenza e pensa di farla, ma non la fa. Ci sono due tipi di errori. Il primo è fare una presenza tesa: tenere troppo attivato il sistema simpatico, essere troppo tesi mentre si fa la presenza. In realtà deve essere rilassata, perché è un’attivazione sia del simpatico sia del parasimpatico. Possiamo pensare che quando fate le cose senza sforzo, probabilmente siete più presenti; se c’è sforzo, siete meno presenti.»

Il secondo errore è più sottile: «Voler controllare: io dico “porta attenzione alle sensazioni”, e alcuni capiscono “controllare le sensazioni”. No: sentire le sensazioni, non cercare di controllarle. La presenza permette alle cose di esistere.»

Chi resta calmo in una stanza tesa cambia la stanza. Questo è il principio, e si allena. La differenza tra “fare” e “subire” la pratica sta proprio in questo: la presenza è uno stato di ascolto, non di sforzo.

Lo specchio

«Mettersi davanti allo specchio aiuta ad aumentare la presenza: lo specchio è uno strumento molto buono, perché ci fa sentire una sensazione diversa, una sensazione nel corpo che è molto importante.»

Si tratta di sentire, più che di guardarsi. La sensazione che emerge davanti allo specchio è un punto di riferimento preciso, utilizzabile in qualsiasi momento. È un esercizio semplice, ma rivela molto su come il corpo reagisce alla propria immagine.

Una tradizione documentata

La scuola del Prof. Dr. Paret affonda le radici in una tradizione occidentale antica, quella del magnetismo. I testi storici della Biblioteca ne conservano i principi fondamentali:

«Le magnétiseur doit être calme, recueilli, et n’avoir d’autre pensée que celle du bien qu’il veut faire.»
— Trattato ottocentesco di magnetismo, fondo storico della Biblioteca
Trad: Il magnetizzatore dev’essere calmo, raccolto, e non avere altro pensiero che il bene che vuole fare.

«La volonté seule ne suffit pas: il faut encore l’attention soutenue.»
— Manuale pratico ottocentesco, fondo storico della Biblioteca
Trad: La sola volontà non basta: occorre anche l’attenzione sostenuta.

«Par magnétisme l’on ne doit pas entendre autre chose qu’une sorte d’équilibre de chaleur vitale que l’on cherche à établir entre deux individus.»
— Opuscolo ottocentesco sul magnetismo, fondo storico della Biblioteca
Trad: Per magnetismo non si deve intendere altro che una sorta di equilibrio di calore vitale che si cerca di stabilire fra due individui.

Da questa tradizione nasce la chiave che la Scuola custodisce: una strada molto chiara per sviluppare la presenza. «Noi abbiamo un percorso: siamo legati alla tradizione, abbiamo una strada molto chiara per sviluppare la presenza. E questa chiave sappiamo che può portare a tutti i livelli, fino al risveglio. È una chiave tradizionale derivata dall’alchimia: una chiave legata a una tradizione occidentale molto antica, che nasce nel suo tempo ed è insieme potente e attuale.»

A che cosa serve ogni giorno

«Se siete con una persona e siete presenti, riuscirete a comunicare meglio — e anche se vi danno una notizia non buona, la reggete meglio. Se siete un manager, con tanti messaggi che arrivano, dovete per forza essere presenti per poter seguire: se avete tanti stimoli, dovete essere presenti. L’altro giorno parlavo con un’allieva, una senatrice, che mi diceva di avere tantissimi stimoli e di dover mantenere la presenza rispetto a tutte queste cose. La persona presente riesce a mantenere la presenza in tutte le situazioni.»

La presenza è uno strumento per stare dentro il mondo con più lucidità. Per chi lavora con le parole — terapeuti, ipnotisti, manager — è il fondamento che rende tutto il resto più efficace. Per approfondire il rapporto tra presenza e stati dell’ipnosi non verbale, o per esplorare come il silenzio e il ritmo agiscono sulla comunicazione, la strada è tracciata.

E per chi vuole capire come tutto questo si applica a vendita e leadership, il principio è lo stesso: attrarre invece di convincere. Alla base c’è sempre il magnetismo personale, il primo livello. La voce enciclopedica sull’ipnosi non verbale offre una sintesi ulteriore.

FAQ

Quanto tempo serve per notare i primi effetti? La maggior parte delle persone nota un cambiamento nella propria calma e lucidità già nelle prime settimane di pratica costante, anche pochi minuti al giorno.

Si può praticare sul lavoro? Sì. La presenza si porta con sé: in riunione, davanti a uno schermo pieno di notifiche, in una conversazione difficile. È esattamente lì che serve.

Che differenza c’è tra mindfulness e presenza? La mindfulness è molto buona, ma spesso lascia da parte il rapporto col corpo. Qui si parte dal corpo: con la sensazione fisica si bloccano i pensieri e si diventa testimoni di sé. È una via diversa, non un valore diverso.

Serve un talento particolare? No. La presenza è una capacità naturale che si risveglia con la pratica giusta. Non dovete crederci: lo praticate e lo sentite.

Ci sono controindicazioni? Le tecniche di presenza sono pratiche di consapevolezza corporea. Non sostituiscono un trattamento medico o psicologico. Per qualsiasi dubbio, è sempre bene consultare un professionista.

La presenza è la chiave che apre tutte le porte. La scuola del Prof. Dr. Paret ne custodisce il percorso da oltre trent’anni, con una strada chiara e tradizionale. Se sentite che è arrivato il momento di andare oltre le parole, il primo passo è semplice: contattate la Scuola per un colloquio conoscitivo.

Note e riferimenti scientifici

  1. Farb N., Daubenmier J., Price C. J. et al., Interoception, contemplative practice, and health, «Frontiers in Psychology», 6, 2015, art. 763. doi:10.3389/fpsyg.2015.00763 — rassegna sul ruolo della consapevolezza delle sensazioni corporee nella regolazione dello stato interno.
  2. Porges S. W., The polyvagal perspective, «Biological Psychology», 74(2), 2007, pp. 116-143. doi:10.1016/j.biopsycho.2006.06.009 — quadro teorico sul ruolo del vago nella regolazione degli stati di calma e di connessione sociale; è un modello discusso in letteratura, qui richiamato come chiave interpretativa e non come dato acquisito.
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