Il risveglio che non è un risveglio
Sono le quattro del mattino. La sveglia non è suonata, nessun rumore ha rotto il silenzio, eppure gli occhi sono già aperti, fissi sul buio del soffitto. Il corpo è lì, disteso, ma non riposato: la mascella serrata, le spalle che non cedono al materasso, il respiro corto di chi sta aspettando qualcosa che non arriva. Ci si rigira, si cerca una posizione, si sposta il cuscino, si tira il piumone. Niente. Il sonno leggero si è spezzato come un ramo secco, e la mente, invece di tacere, comincia a elencare tutto ciò che dovrà essere fatto, detto, risolto. Ci si riaddormenta? Forse. Ma quando la sveglia vera suona, la sensazione è quella di non aver mai chiuso occhio. E la giornata inizia già stanca.
Se vi siete riconosciuti in queste righe, sappiate che non siete soli. Esiste un modo per affrontare la questione alla radice, senza forzare il sonno, senza contare le pecore, senza affidarsi soltanto alla chimica. C’è un metodo che parte da un’osservazione semplice e antica: il sonno è un lasciarsi andare. E imparare a lasciarsi andare si può. Il Prof. Dr. Paret, che da decenni studia e insegna le dinamiche del magnetismo e dell’ipnosi, ha dedicato una parte importante del suo lavoro proprio a questo tema. Quello che segue è un viaggio attraverso le sue parole, le sue storie e le sue tecniche, per capire come si possa tornare a dormire come si deve.
La storia del panettiere
Il Prof. Dr. Paret racconta spesso un aneddoto che illumina meglio di qualsiasi teoria il legame tra sonno, abitudine e trauma. «Una storia che racconto spesso è quella del panettiere. Questa persona era di professione panettiere ed era abituata a svegliarsi alle quattro del mattino — perché da piccolo, se non si alzava alle quattro, gli davano dei colpi con un bastone. Così, di colpo, alle quattro si svegliava».
Il meccanismo, spiega, funzionava finché il mestiere era quello. «Andava bene finché faceva il panettiere; ma ormai lavorava in un centro commerciale, dove il pane non lo faceva nemmeno: lo vendeva soltanto. Eppure aveva mantenuto lo stesso schema». Il corpo aveva imparato una lezione antica, e continuava a ripeterla anche quando non serviva più. Il problema, però, non era solo il risveglio all’alba. «Il problema è che, svegliandosi alle quattro, alle nove di sera già andava a dormire, e quindi aveva poca vita sociale, perché le persone spesso si vedono proprio dopo le nove».
La vita sociale ridotta ai minimi termini, la sera che finisce prima che cominci, il senso di esclusione da tutto ciò che accade dopo cena: questo era il prezzo che pagava ogni giorno. E la soluzione? Il Prof. Dr. Paret ha lavorato sulla causa. «Lo risolvetti in una volta sola: lo aiutai a superare il trauma — perché era un trauma, quello che gli era successo — e poi lo feci lavorare su alcuni elementi immaginativi, in modo che alla fine dormiva perfettamente».
Una sola seduta. Il trauma è stato riconosciuto come tale, affrontato e superato; gli elementi immaginativi hanno permesso al cervello di costruire una nuova immagine del sonno; e il risultato è stato immediato. La storia del panettiere è esemplare perché mostra che il sonno è anche una questione di storia personale, di memorie che si sono incarnate nel corpo e che continuano a dettare legge.
Hypnos: il nome stesso viene dal sonno
C’è un’etimologia che dice molto più di quanto sembri. La parola ipnosi deriva da Hypnos, il dio greco del sonno. E il Prof. Dr. Paret sottolinea questa vicinanza con una chiarezza che non lascia spazio a dubbi: «L’ipnosi è un po’ dormire: la parola stessa, hypnos, viene dal sonno». È una radice comune che indica una disposizione simile dell’essere umano.
Dormire è lasciarsi andare. L’ipnosi è lasciarsi andare. La differenza sta nell’intenzione e nella direzione, ma il movimento interiore è lo stesso: abbandonare il controllo, affidarsi a qualcosa che non è la volontà cosciente. Ecco perché, prosegue il Prof. Dr. Paret, «l’ipnosi in generale aiuta tutti, perché l’ipnosi è lasciarsi andare — e anche dormire è lasciarsi andare. Quindi, imparando a lasciarvi andare, in realtà imparate anche a dormire».
Questa è la chiave di volta. Chi ha difficoltà a dormire, spesso, è chi non riesce a lasciarsi andare. La mente continua a lavorare, a controllare, a vigilare. E il corpo segue. Ma c’è di più: «In generale le persone che seguono i nostri corsi si trovano meglio e vivono meglio il sonno. Come ci arrivano cambia a seconda delle persone: ci sono vari tipi di personalità, e a volte è la personalità che tiene svegli». Esiste però un principio comune: imparare a lasciarsi andare, e farlo con la guida giusta.
Chi fatica a dormire dorme teso
Veniamo al punto. Perché il Prof. Dr. Paret insiste tanto sul corpo quando parla di sonno? La risposta è in un’osservazione che ha ripetuto in molte occasioni: «La maggior parte della gente che fatica a dormire dorme tesa: il corpo rimane teso, il corpo non riesce a lasciarsi andare».
È una questione che riguarda il corpo, più che la volontà. La tensione muscolare residua, il respiro che resta superficiale, la mandibola che non si rilascia: sono segnali che il sistema nervoso è rimasto in uno stato di allerta. E in quello stato, il sonno profondo non arriva. Si dorme, sì, ma con un piede nella veglia, pronti a scattare.
E qui entra in gioco il magnetismo. «Il magnetismo aiuta bene nel contatto col corpo — e il contatto col corpo è uno degli elementi fondamentali per poter riprendere a dormire». Si tratta di ristabilire un contatto, una percezione, una presenza. Le mani che si avvicinano al corpo, che ne seguono i contorni, che trasmettono una sensazione di calore e di calma: tutto questo parla direttamente al sistema nervoso, che riceve un messaggio chiaro: puoi abbassare la guardia, puoi mollare la presa.
Il Prof. Dr. Paret ha dedicato pagine importanti al ruolo delle mani e dei plessi in questo processo. Nel suo lavoro, spiega come la via sensoriale del magnetismo passi proprio attraverso le mani e i centri nervosi: un approccio che si traduce in gesti precisi, insegnati e praticati. E per chi vuole approfondire, il tema è trattato ampiamente nei suoi scritti e nei suoi corsi, dove si impara a usare le mani come strumento di riequilibrio e di contatto.
Un’altra fisiologia del sonno
C’è un luogo comune che andrebbe sfatato: quello secondo cui dormire tanto equivale a dormire bene. Il Prof. Dr. Paret lo rovescia con un’osservazione che suona controintuitiva, ma che l’esperienza conferma: «In realtà chi dorme tanto a volte dorme male: dormendo male ha bisogno di dormire tanto, il sonno però è molto leggero, e si sveglia troppo facilmente — fa magari solo le prime quattro ore, che sono le più facili, ma poi non riesce a restare in un sonno tranquillo, e a volte si sveglia male».
Le prime quattro ore sono quelle in cui il corpo cede più facilmente, quelle in cui la stanchezza accumulata durante il giorno ha la meglio. Ma dopo, quando il sonno dovrebbe approfondirsi, qualcosa si inceppa. Il sonno diventa leggero, frammentato, popolato di risvegli. E al mattino, la sensazione è quella di non aver recuperato nulla. Ecco perché il numero di ore non è l’indicatore giusto. L’indicatore giusto è la qualità, la profondità, la capacità di scendere in quello stato in cui il corpo si rigenera davvero.
«Con le nostre tecniche invece si scende più profondamente ancora: è proprio un’altra fisiologia che si crea, più naturale». È ciò che il Prof. Dr. Paret osserva nei suoi allievi. E il risultato è sorprendente: «Dormire meglio ci aiuta; e noi insegniamo anche tecniche con le quali le persone dormono meno tempo e hanno più energia nella giornata: possono dormire anche solo cinque ore ed essere pienamente energiche».
Cinque ore. Non otto, non nove. Cinque ore di sonno profondo, vero, rigenerante. E una giornata piena di energia. Questo è il paradosso che la fisiologia comune spiega a fatica, ma che la pratica del magnetismo e dell’ipnosi incontra regolarmente. Si tratta di permettere al corpo di dormire meglio, così profondamente che il tempo necessario si riduce naturalmente.
La letargia e il sonno
Il Prof. Dr. Paret usa un termine che merita attenzione: letargia. Nel senso tecnico di uno stato di sospensione, di rallentamento profondo. E lo accosta al sonno con una similitudine che illumina: «La letargia e il sonno sono in una similitudine fra loro — tant’è vero che a volte è bene dire alla persona che dormirà anche molto bene».
Perché questa similitudine è importante? Perché chi pratica l’autoipnosi impara a entrare in uno stato che assomiglia al sonno, ma che è guidato, consapevole, volontario. E questa capacità si trasferisce al sonno notturno. «Quando uno pratica l’autoipnosi, in realtà dorme più profondamente e recupera in meno tempo: può dormire anche solo cinque ore ed essere perfettamente rilassato».
La pratica dell’autoipnosi, quindi, è un allenamento che insegna al corpo e alla mente a scendere in profondità. E chi ha imparato a scendere in profondità durante la veglia, lo sa fare anche durante la notte. Il sonno diventa più denso, più compatto, più riparatore. E il tempo necessario si accorcia.
Questo è uno dei punti che il Prof. Dr. Paret sviluppa nei suoi corsi e nei suoi scritti, dove spiega come gli stati di ipnosi non verbale siano accessibili a tutti e come possano essere utilizzati anche per migliorare il riposo notturno. La letargia, lungi dall’essere un problema, diventa una risorsa: la capacità di rallentare, di sospendere, di lasciarsi andare.
Che cosa fare stasera
Veniamo alla pratica. Cosa si può fare, già da stasera, per cominciare a cambiare il proprio rapporto con il sonno? Il Prof. Dr. Paret è molto concreto. «La prima regola è evitare i topici eccitanti e usare il letto per dormire: evitare di lavorare a letto e di fare altre cose». Il letto deve diventare un luogo specializzato: si dorme, e basta. Niente laptop, niente telefono, niente serie TV fino a tardi. Il cervello deve associare il letto al sonno, non alla veglia.
Poi c’è l’autoipnosi. «Poi imparare l’autoipnosi: a poco a poco, praticando tutti i giorni, imparerete a dormire meglio». La pratica quotidiana, anche breve, crea un’abitudine profonda che si trasferisce al sonno notturno. E poi ci sono le tecniche specifiche.
Una di queste è quella dei passi magnetici, un gesto antico che il Prof. Dr. Paret ha riportato in auge nel suo metodo. «I passi, e l’auto-trattamento dei plessi, possono dare degli ottimi risultati per dormire». Si tratta di movimenti lenti, ripetuti, che accompagnano il corpo verso il rilassamento, e passa sopra i centri nervosi principali. È una tecnica che si impara, che si pratica, che diventa parte del proprio repertorio personale.
E poi c’è una tecnica che il Prof. Dr. Paret usa nei suoi lavori e che ha descritto in diverse occasioni: il «dormiamo, dormiamo». Si guarda la persona pensando dormiamo; le palpebre battono una volta, poi due, poi tre, e quando gli occhi si chiudono, la persona è già mezza rilassata. È un esempio di come l’ipnosi non verbale possa essere utilizzata per accompagnare qualcuno verso il sonno, ma anche di come si possa imparare a fare con se stessi, con le dovute modifiche.
L’errore di chi ci prova troppo
C’è un errore che il Prof. Dr. Paret vede commettere spesso, ed è quello di chi cerca il sonno con troppa determinazione. «Il sonno è un’attività inconscia: più cercate di farlo consciamente, più diventa difficile. È meglio che impariate l’autoipnosi, così potete affidarlo al vostro inconscio».
Questa frase merita di essere letta due volte. Il sonno è un’attività inconscia: non dipende dalla volontà cosciente. Più la mente conscia cerca di controllarlo, più lo allontana. È come cercare di addormentarsi pensando “devo dormire, devo dormire”: il risultato è che si resta svegli. La soluzione è imparare a lasciare il compito all’inconscio. E l’autoipnosi è esattamente questo: un modo per comunicare con l’inconscio, per affidargli il compito.
Questo spiega anche perché le tecniche di rilassamento generiche spesso non bastano: si fermano al livello conscio, al livello della volontà. L’autoipnosi va più in profondità, raggiunge quello strato della mente che governa il sonno e che può, se adeguatamente istruito, produrre un riposo profondo e rigenerante.
Il sonno nei documenti storici
La tradizione del magnetismo ha sempre avuto un rapporto stretto con il sonno. I documenti ottocenteschi che il Prof. Dr. Paret cita volentieri ne sono una testimonianza preziosa. Nei verbali delle commissioni che studiavano i fenomeni magnetici, si legge:
«Le passage de l’état de veille à celui que l’on appelle le sommeil magnétique.»
«Il passaggio dallo stato di veglia a quello che si chiama sonno magnetico.»
— verbale ottocentesco di una commissione, fondo storico della Biblioteca
Il sonno magnetico era considerato uno stato specifico, distinto dal sonno comune, ma imparentato con esso. E le cronache dell’epoca riportano osservazioni cliniche di grande finezza:
«Après quelques instants d’un sommeil réparateur, Théodula parut s’inquiéter.»
«Dopo alcuni istanti di un sonno riparatore, Théodula parve inquietarsi.»
— cronaca ottocentesca, fondo storico della Biblioteca
Il sonno riparatore come osservazione corrente dei magnetisti: una constatazione clinica, ripetuta in decine di resoconti. E i trattati teorici dell’epoca spingevano ancora più in là l’analisi:
«Envisageons dans tous ses points ce sommeil magnétique: l’action que j’occasionne chez le dormeur se joint à celle de son âme et en augmente toutes les facultés.»
«Consideriamo in ogni suo punto questo sonno magnetico: l’azione che produco nel dormiente si unisce a quella della sua anima e ne accresce tutte le facoltà.»
— trattato ottocentesco sul magnetismo, fondo storico della Biblioteca
Queste citazioni mostrano che il legame tra magnetismo e sonno attraversa i secoli. E il Prof. Dr. Paret la raccoglie e la sviluppa: «Tutti i trattati sul sonno magnetico sono molto buoni, anche perché si lavora con i passi magnetici e si va alla presa di contatto col corpo». La tradizione è viva, e nel Metodo Paret contemporaneo trova una nuova espressione.
Che cosa migliora quando si dorme bene
Se c’è una domanda che le persone si pongono, è questa: a cosa serve davvero dormire bene? Il Prof. Dr. Paret ha una risposta che abbraccia tutto: «Tutto migliora, perché il sonno migliora tutto: qualsiasi attività che facciamo di giorno. Il sonno è il momento in cui ci prepariamo, sotto un certo punto di vista, alla giornata che arriva dopo».
È preparazione. È il momento in cui il corpo e la mente si organizzano per quello che verrà. E quando il sonno è profondo e rigenerante, gli effetti si vedono in ogni ambito. «Migliorano le relazioni, la salute, il benessere; con una salute migliore migliorano anche i rapporti; e le persone riescono ad avere più idee. Migliora tutto».
Le relazioni, la salute, le idee. Un sonno di qualità è una base. Chi dorme bene è più paziente, più lucido, più creativo. Chi dorme bene ha più energia da dedicare agli altri e a se stesso. Chi dorme bene affronta la giornata con una riserva di risorse che chi dorme male conosce a fatica.
Il Prof. Dr. Paret, con il suo metodo, offre gli strumenti per arrivare a questo risultato. Insegna un’arte antica e sempre attuale: quella di lasciarsi andare, di affidarsi al proprio inconscio, di entrare in contatto con il proprio corpo. E il sonno, quel sonno profondo e riparatore che tutti cercano, arriva come conseguenza naturale.
Chi vuole andare oltre trova nei seminari dal vivo del Prof. Dr. Paret — che insegna queste tecniche in tutto il mondo — la parte del lavoro che la pagina può solo indicare: il rilassamento guidato del corpo, i passi fatti e ricevuti, l’autoipnosi costruita su misura. Molti allievi raccontano di aver ritrovato in pochi giorni un sonno che inseguivano da anni. I corsi sono organizzati dall’Université Européenne.
Domande frequenti
**Quanto tempo serve per vedere i primi risultati?**
Il Prof. Dr. Paret osserva che le risposte variano da persona a persona. Alcuni allievi notano miglioramenti già nelle prime settimane di pratica, altri hanno bisogno di più tempo. La costanza è l’elemento decisivo: praticare ogni giorno, anche per pochi minuti, costruisce risultati che si consolidano nel tempo. La storia del panettiere, risolta in una sola seduta, è un esempio di come a volte basti poco; ma è anche vero che quel poco è arrivato dopo anni di sofferenza.
**Funziona se prendo medicinali per dormire?**
Questa è una domanda importante, e la risposta del Prof. Dr. Paret è chiara: «Anche se in questo momento si prendono medicinali per dormire, questo non impedisce di imparare in concomitanza le tecniche ipnotiche; poi, col tempo e ciascuno con la propria velocità, le une possono arrivare ad accompagnare le altre — naturalmente». È fondamentale, però, sottolineare che ogni modifica delle terapie in corso va decisa esclusivamente con il proprio medico. Le tecniche qui descritte parlano di benessere e non sostituiscono le cure mediche.
**E se mi sveglio nel cuore della notte?**
I risvegli notturni sono frequenti, soprattutto quando il sonno è leggero. Il Prof. Dr. Paret insegna che la pratica dell’autoipnosi aiuta a scendere più profondamente, e rende i risvegli meno probabili. E se un risveglio capita, la capacità di lasciarsi andare, allenata durante il giorno, permette di riaddormentarsi con più facilità. Il corpo ha imparato a scendere in profondità, e può farlo di nuovo.
**Serve un talento speciale?**
No. L’ipnosi e il magnetismo sono capacità che si apprendono, non doti innate. Il Prof. Dr. Paret ripete spesso che chiunque può imparare a lasciarsi andare, con la guida giusta e la pratica costante. Serve solo la volontà di imparare e la costanza di esercitarsi.
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Il sonno è un’arte. E come tutte le arti, si può imparare.
Note e riferimenti scientifici
- Walker M. P., van der Helm E., Overnight therapy? The role of sleep in emotional brain processing, «Psychological Bulletin», 135(5), 2009, pp. 731-748. doi:10.1037/a0016570 — il sonno partecipa all’elaborazione notturna delle emozioni: la giornata, come osserva il Prof. Dr. Paret, si prepara nel sonno.
- Porges S. W., The polyvagal perspective, «Biological Psychology», 74(2), 2007, pp. 116-143. doi:10.1016/j.biopsycho.2006.06.009 — quadro teorico sugli stati di quiete e recupero regolati dal vago; modello discusso in letteratura, qui richiamato come chiave interpretativa.
- Cordi M. J., Schlarb A. A., Rasch B., Deepening sleep by hypnotic suggestion, «Sleep», 37(6), 2014, pp. 1143-1152. doi:10.5665/sleep.3778 — in laboratorio, la suggestione ipnotica pre-sonno ha aumentato la quota di sonno profondo a onde lente.