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La crisi mesmerica: come si scioglie in pochi istanti ciò che blocca da anni






La crisi mesmerica: come il corpo scioglie in pochi istanti ciò che blocca da anni


La crisi mesmerica: come il corpo scioglie in pochi istanti ciò che blocca da anni

Ci sono pesi che non si vedono. Una tensione alla spalla che non passa, un nodo allo stomaco che torna ogni volta che si ripensa a una certa conversazione, una stanchezza cronica che i medici non sanno spiegare. Sono i blocchi che ci portiamo da anni, a volte da decenni. Non sono ricordi, sono sensazioni fisiche. E proprio da lì, da quella materia corporea, si può partire per favorire un rilascio fisico in pochi istanti.

Che cos’è la crisi mesmerica

La crisi mesmerica, secondo la teoria polivagale, è un evento del corpo. Per comprenderla, dobbiamo prima definire cosa intendiamo per “scarica”. In questo contesto, una scarica è una scarica di tensione: un rilascio improvviso di energia nervosa trattenuta. «La crisi mesmerica, che possiamo anche chiamare crisi polivagale mesmerica, è una tecnica che permette di risolvere problemi che una persona ha magari da anni, attraverso il rilascio fisico.» Questa è la definizione che il Prof. Dr. Paret offre. La crisi mesmerica non è un colloquio, non è una seduta di parole. La crisi mesmerica è un evento del corpo. Per comprenderla, dobbiamo guardare al sistema nervoso. «Spiegandolo con il sistema polivagale: noi siamo bloccati, e il nostro blocco è gestito dal sistema dorsale. A un certo punto lasciamo andare il sistema dorsale, e la persona lascia andare, attraverso il movimento e altre cose, traumi che durano da anni.»

Il sistema dorsale è la parte del sistema nervoso che gestisce lo stato di immobilizzazione, di spegnimento. È una risposta antica, che negli animali serve a sopravvivere a un pericolo estremo. Nell’uomo, però, questo meccanismo si attiva anche in situazioni che non minacciano la vita, e rimane acceso. «Diciamo polivagale perché la teoria polivagale lo spiega abbastanza bene, e può spiegare anche come negli animali il movimento sia il metodo naturale di risoluzione. Nell’uomo questo non succede, perché data la civilizzazione la persona viene bloccata.» La teoria polivagale è una chiave di lettura, non una spiegazione completa. Ci aiuta a vedere un meccanismo, ma la crisi mesmerica la si comprende davvero solo vivendola.

Perché la crisi mesmerica riesca a liberare ciò che è bloccato, serve togliere di mezzo la mente razionale. «Per questo è necessaria l’ipnosi: tramite l’ipnosi togliamo la riflessione, togliamo l’attività dei lobi frontali, e quindi permettiamo al corpo di liberarsi veramente.» La crisi mesmerica è quindi un processo che avviene in uno stato modificato di coscienza, dove il corpo può finalmente esprimere ciò che ha trattenuto. La crisi mesmerica è una tecnica, ma è anche un evento naturale. La crisi mesmerica è il corpo che trova la sua strada.

Perché le parole falliscono

Da anni si tenta di risolvere i problemi parlandone. Certe professioni di aiuto fanno parlare e analizzare: è il loro strumento, e in molte situazioni funziona. Eppure, per molti, il peso rimane. «Parlare del trauma significa riviverlo, passarselo dentro. Le parole, sotto un certo punto di vista, creano entità: più utilizziamo le parole, più rischiamo di ricreare la stessa identità e le stesse sensazioni di prima. Quando invece lasciamo andare il corpo senza parole, questo è veramente potente.»

Le parole hanno un limite strutturale. Descrivono l’esperienza, ma non la trasformano. Anzi, la fissano. Ogni volta che si racconta un evento doloroso, si riattivano le stesse connessioni neurali, le stesse tensioni muscolari. Le parole falliscono perché agiscono sulla superficie, sulla narrazione. La crisi mesmerica agisce in profondità, nel corpo. «Dobbiamo andare in una maniera che sia prima della psicologia, e lasciare che le doti guaritive già esistenti all’interno della persona si districhino.»

Il Prof. Paret è chiaro: «Per le cose semplici le tecniche verbali possono anche andare, ma nelle cose profonde dobbiamo andare sul non verbale, perché parlare di certe cose può solo peggiorarle.» La crisi mesmerica appartiene al registro non verbale. È un linguaggio del corpo che non passa dalla testa. Ecco perché le parole falliscono: non sono fatte per questo compito.

Il ruolo della fascinazione nell’indurre la crisi

Come si arriva a questo stato di rilascio? La risposta è nella fascinazione. «Un elemento molto interessante è la fascinazione. Da quando lavoriamo con la fascinazione riusciamo a ottenere un numero di crisi molto maggiore che senza, perché togliamo l’attività dei lobi frontali, e quindi la persona è più libera di lasciarsi andare.» La fascinazione è uno sguardo, una presenza, una modalità di relazione che bypassa il pensiero. La fascinazione è il contatto diretto che precede ogni suggestione. È il contatto diretto con il sistema nervoso dell’altro con il sistema nervoso dell’altro, e precede ogni suggestione.

La fascinazione è uno degli stati dell’ipnosi non verbale. Attraverso la fascinazione si crea una condizione in cui la mente critica si acquieta. La persona non sta in stato di passività, sta smettendo di controllare. È un processo che può avvenire in modo molto rapido. «Poi può avvenire anche in pochi istanti la liberazione totale, e questa liberazione totale rappresenta una trasformazione totale per la persona.»

La fascinazione è la chiave che apre la porta. Non serve parlare, non serve convincere. Basta la presenza di chi conduce, la sua capacità di entrare in risonanza. La fascinazione è il primo passo, ma è già tutto. Perché quando i lobi frontali si spengono, il corpo sa cosa fare.

Che cosa si osserva nel corpo, dopo la catalessi

Il processo della crisi mesmerica ha una sua sequenza. Non è un’esplosione improvvisa, ma un passaggio preciso. «Nella mappa polivagale la crisi viene dopo un momento di catalessi, di blocco; poi la persona lascia andare. Il blocco rappresenta quello che ha vissuto finora, e la crisi rappresenta la liberazione: la persona lascia andare finalmente qualcosa che teneva dentro da tempo.»

La catalessi è un momento di immobilità, di sospensione. Il corpo sembra congelato, in una posizione che può essere anche scomoda. È il sistema dorsale che tiene tutto fermo. Poi, a un certo punto, qualcosa si rompe. Il corpo inizia a muoversi, a tremare, a fare gesti involontari. Possono uscire suoni, respiri profondi, lacrime. È la crisi che si manifesta. «Di casi ce ne sono tanti: persone che raccontano vicende che non possiamo menzionare, e che a un certo punto si liberano da pesi che tenevano da tanti anni.»

Questo movimento non è casuale. È il corpo che scarica l’energia bloccata. «In realtà la famiglia, l’educazione e tante altre cose bloccano il lasciarsi andare, e quindi le persone devono tenersi dentro tante cose. Queste tecniche possono essere utilizzate anche per le relazioni: anche le relazioni bloccano le risposte.» La crisi mesmerica è il rilascio di tutto ciò che è stato trattenuto. È un evento fisiologico, non una performance.

Il Prof. Dr. Paret: «In realtà la famiglia, l’educazione e tante altre cose bloccano il lasciarsi andare, e quindi le persone devono tenersi dentro tante cose. Queste tecniche possono essere utilizzate anche per le relazioni: anche le relazioni bloccano le risposte.»

Il ciclo delle tre scariche

Quante volte serve? Non esiste una regola fissa, ma c’è una ricorrenza. «A volte una può bastare, ma più spesso vediamo cicli di tre crisi: una prima grande, poi una più piccola, e una più piccola ancora. Può darsi che la prima volta la persona non si lasci andare totalmente: quindi crisi piccola all’inizio, più grossa dopo, più piccola alla fine.»

Questo ciclo di tre scariche ha una logica. La prima scarica, quella grande, rompe il blocco principale. Ma il sistema nervoso ha bisogno di assestarsi. La seconda scarica, più piccola, lavora su un livello più profondo. La terza, ancora più lieve, completa il lavoro. È come se il corpo procedesse per strati, togliendo prima il masso più grande e poi i detriti più piccoli.

Non bisogna forzare il processo. La crisi mesmerica rispetta i tempi del corpo. A volte una sola scarica è sufficiente, altre volte serve l’intero ciclo. La cosa importante è che la crisi avvenga. «La crisi di per sé stessa è una liberazione, quindi la crisi esce sempre bene. Il peggio che può succedere è che la persona non entri in crisi: proprio per questo abbiamo elaborato tecniche e protocolli per permettere a tutti di entrare in crisi.»

Cosa cambia dopo

Terminata la crisi, cosa succede? La persona si sente diversa. C’è una sensazione di leggerezza, di spazio interno. «La crisi è già una reazione naturale. Non c’è bisogno di fare grandi cose nei giorni successivi, tranne osservare come la vita incomincia a cambiare.»

Il Prof. Dr. Paret: «La crisi è già una reazione naturale. Non c’è bisogno di fare grandi cose nei giorni successivi, tranne osservare come la vita incomincia a cambiare.»

Non servono protocolli complicati. Il corpo ha già fatto il suo lavoro. Nei giorni successivi si possono notare piccoli cambiamenti: un sonno più profondo, una maggiore pazienza, una nuova energia. La vita incomincia a cambiare da sola, perché il blocco non c’è più.La crisi mesmerica è un punto di partenza, che apre nuove possibilità. È la rimozione di un ostacolo che impediva al corpo di vivere appieno.

La crisi è una liberazione. E la liberazione porta con sé una nuova organizzazione. «Nel livello 1, con la crisi mesmerica, la persona si toglie il problema; con l’estasi si passa a livelli di auto-organizzazione nuova della persona.» Prima si toglie il problema, poi si può andare oltre.

Sicurezza: scarica e liberazione

Il termine “scarica” può spaventare. Evoca perdita di controllo, qualcosa di pericoloso. Ma nella Scuola il significato è un altro. «La crisi rappresenta un passaggio, e dovremmo dire crisi e liberazione — la tecnica della liberazione — perché poi la persona è liberata.»

La crisi mesmerica è un evento sicuro. È una reazione naturale del corpo, che finalmente può esprimersi. «La crisi di per sé stessa è una liberazione, quindi la crisi esce sempre bene.» Non ci sono esiti negativi. L’unico vero fallimento sarebbe non entrare in scarica, perché significherebbe che il blocco rimane. Per questo la Scuola ha sviluppato protocolli specifici per facilitare l’ingresso nella scarica.

La sicurezza viene dalla competenza di chi guida. Il Prof. Paret e la sua scuola hanno una lunga esperienza. «In our school we have experimented with all systems of magnetism and have seen that it is in fact possible to speed up the process of magnetism in different ways… Applying even only one of these three systems speeds up the results incredibly. Sometimes we can get results in instants.» La crisi è un processo naturale, e la natura è saggia.

Il rapporto con la medicina

La crisi mesmerica non è una terapia medica. Ma il suo rapporto con la medicina è interessante. «Le tecniche mediche in generale partono dai medicinali, quindi partono dall’esterno. Questo parte dall’interno: è l’organismo stesso che trova la sua soluzione.»

La medicina allopatica introduce una molecola esterna per modificare un processo interno. La crisi mesmerica fa l’opposto: crea le condizioni perché l’organismo ritrovi il suo equilibrio. Non si tratta di curare un sintomo, ma di rimuovere la causa del blocco. Il corpo sa come guarire, se glielo permettiamo.

Questa differenza è fondamentale. La crisi mesmerica non si oppone alla medicina, ma opera su un piano diverso. È un approccio che parte dalla fisiologia e dalla relazione, non dalla chimica. Non è una promessa terapeutica, è una possibilità. La Scuola non fa diagnosi e non prescrive. Offre uno strumento per il rilascio di tensioni profonde.

Ambito di pratica

La Scuola opera in un ambito di benessere e crescita personale. Il suo campo di applicazione è il rilascio di tensioni fisiche ed emotive. La Scuola non tratta patologie e non sostituisce il parere medico. In presenza di condizioni cliniche, è obbligatorio rivolgersi a un professionista sanitario. La Scuola collabora con il sistema sanitario, riconoscendone il ruolo insostituibile per la diagnosi e la cura delle malattie.

Cosa non può fare

  • Non fa diagnosi mediche o psicologiche.
  • Non prescrive farmaci o trattamenti sanitari.
  • Non sostituisce psicoterapia o cure mediche.
  • Non garantisce risultati: ogni persona è diversa e i risultati variano da individuo a individuo.

Cosa aspettarsi da una seduta

Una seduta di crisi mesmerica è un’esperienza guidata. Il praticante conduce la persona in uno stato di rilassamento profondo, utilizzando tecniche di fascinazione e presenza. La seduta può durare da pochi minuti a circa un’ora, a seconda delle esigenze. Il numero di incontri è variabile: alcune persone possono trarre beneficio da una singola seduta, altre possono scegliere di approfondire con un ciclo di tre incontri. Durante la seduta, il praticante osserva e accompagna il processo di rilascio, che può manifestarsi con tremori, respiro profondo, pianto o movimenti involontari. Al termine, si dedica del tempo per integrare l’esperienza.

Arkeos e il direttore interno

Esiste un livello più profondo, che nella Scuola viene chiamato Arkeos. «Il cosiddetto lavoro dell’Arkeos è come lavorare con il direttore all’interno di noi stessi: come se ci fosse una parte intima di noi che possiamo toccare, che non è nella nostra testa ma nel nostro corpo, e che è direttrice del nostro corpo. Andiamo a riattivare l’equilibrio profondo.»

Il Prof. Dr. Paret: «Il cosiddetto lavoro dell’Arkeos è come lavorare con il direttore all’interno di noi stessi: come se ci fosse una parte intima di noi che possiamo toccare, che non è nella nostra testa ma nel nostro corpo, e che è direttrice del nostro corpo. Andiamo a riattivare l’equilibrio profondo.»

L’Arkeos è una dimensione di auto-organizzazione. Non è la mente razionale, ma una saggezza del corpo. È quella parte che sa già cosa fare, se la lasciamo agire. Il lavoro con l’Arkeos è un lavoro di fiducia: si impara a entrare in contatto con questo direttore interno e a seguire le sue indicazioni.

La crisi mesmerica è il primo passo per accedere a questo livello. Una volta rimosso il blocco, si può iniziare un lavoro più sottile. L’Arkeos rappresenta il potenziale di guarigione che è già dentro di noi. La Scuola insegna a riconoscerlo e a usarlo.

Le due forme del magnetismo

Il magnetismo, di cui la crisi mesmerica è una manifestazione, ha due forme. Il Prof. Paret spiega che «il magnetismo ha una forma leggibile dalla fisiologia e una forma relazionale non verbale i cui mezzi ci sfuggono». La prima forma è quella che possiamo osservare: i movimenti del corpo, le variazioni del tono muscolare, il rilascio. La seconda forma è più sottile: è la relazione tra operatore e soggetto, un campo di comunicazione che non passa dalle parole.

Queste due forme sono sempre presenti. La crisi mesmerica è il punto in cui la forma fisiologica diventa visibile, ma è resa possibile dalla forma relazionale. Non si tratta di suggestione, anche se la suggestione può esserci. Il magnetismo è qualcosa di più ampio. «Our Master Prof. Erminio Di Pisa used mainly the gaze to achieve his instant healings.» Lo sguardo è uno strumento di questa forma relazionale.

La Scuola ha sperimentato tutti i sistemi di magnetismo. «In our school we have experimented with all systems of magnetism and have seen that it is in fact possible to speed up the process of magnetism in different ways… Applying even only one of these three systems speeds up the results incredibly. Sometimes we can get results in instants.» Il magnetismo classico richiedeva tempi lunghi, ma le tecniche moderne hanno accelerato il processo. La crisi mesmerica è uno di questi metodi rapidi.

Per approfondire, si può consultare la pagina dedicata ai passi magnetici e all’ipnosi non verbale.

Domande frequenti

1. La crisi mesmerica è dolorosa?

No. La crisi mesmerica è un rilascio, non una sofferenza. Può esserci un’intensa emozione, ma è la sensazione di qualcosa che finalmente si scioglie. «La crisi di per sé stessa è una liberazione, quindi la crisi esce sempre bene.»

2. Quanto dura una seduta?

La durata è variabile. «Poi può avvenire anche in pochi istanti la liberazione totale.» A volte bastano pochi minuti, altre volte serve più tempo. La cosa importante è che la persona entri in scarica, non la durata.

3. Serve avere un problema specifico?

Non necessariamente. La crisi mesmerica lavora su blocchi che la persona può anche non conoscere. «Di casi ce ne sono tanti: persone che raccontano vicende che non possiamo menzionare, e che a un certo punto si liberano da pesi che tenevano da tanti anni.»

4. Posso farla da solo?

La crisi mesmerica richiede la presenza di un operatore esperto. La forma relazionale del magnetismo è fondamentale. «Il cosiddetto lavoro dell’Arkeos è come lavorare con il direttore all’interno di noi stessi» ma per arrivarci serve una guida.


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