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Arkeos, il direttore interno: riattivare l’equilibrio profondo del corpo

Dentro di noi c’è una parte che conosce l’equilibrio del corpo meglio di quanto lo conosca la mente. Nella Scuola del Prof. Dr. Paret la chiamiamo Arkeos: il direttore interno.

Che cosa significa lavorare con Arkeos? Significa toccare quella parte intima che non sta nella testa, ma nel corpo, e che del corpo è direttrice. Da lì riattiviamo l’equilibrio profondo.

Parliamo spesso di Arkeos: è il nostro direttore d’orchestra interno. Con questo termine indichiamo una parte profonda di noi stessi, quella zona intima che dirige il corpo. Non risiede nella testa, abita l’interezza fisica. Quando il direttore prende il suo posto, la musica interna scorre da sola. Il corpo sa già dove andare, e noi lo accompagniamo. In quel contatto la direzione diventa chiara, presente, viva. Osserviamo persone che ritrovano il proprio ritmo in tempi variabili. Ritrova il proprio tempo, ritrova la propria melodia.

Questa parte sa già come fare, conosce l’equilibrio profondo. Il nostro compito è andare a riattivare questo equilibrio. È una realtà che sperimentiamo ogni giorno, con una chiarezza che sorprende. Quando la persona entra in crisi, il corpo trova la sua strada verso la liberazione. Vediamo il respiro cambiare, le spalle sciogliersi, la tensione cedere il passo. Riconoscere quel momento è tutto. La persona si affida e il corpo trova il proprio percorso.

Arkeos è la parte più saggia di noi, quella che sa cosa è meglio per noi anche quando la mente razionale si ferma. Andare a toccare questo livello profondo rende il nostro lavoro potente e rispettoso. Sviluppare quella qualità di attenzione che accoglie senza giudizio apre la porta a ciò che è già dentro di noi. Aiutiamo solo a far emergere quella saggezza silenziosa. E la persona si ritrova intera, nel suo ritmo naturale. Vediamo occhi che si illuminano, respiri che si allargano, verità che affiorano da sole.

Se volete esplorare questo concetto più a fondo, vi invitiamo a leggere il nostro articolo sulla presenza, magnetismo e risveglio, dove parliamo di come si attiva questa connessione profonda.

Questa citazione di Deleuze, uno dei padri del magnetismo animale, ci ricorda che la crisi è un processo da rispettare[3]. Interromperla sarebbe un errore, perché il corpo sta facendo un lavoro profondo.

Il magnetismo classico richiedeva mezz’ora o più a seduta, e servivano settimane o mesi per vedere il beneficio. Noi, nel nostro lavoro, abbiamo sperimentato ogni metodo disponibile, e abbiamo visto che è possibile accelerare il processo. Applicando anche solo una via, l’esito può velocizzarsi. A volte otteniamo il cambiamento in pochi istanti.

«J’ai établi en principe que, lorsque le magnétisme produit des crises, il est dangereux de les interrompre.» — Deleuze/Rostan, Instruction pratique sur le magnétisme animal (chap. Rostan), 1836

«Ho stabilito come principio che, quando il magnetismo produce crisi, è pericoloso interromperle.»

Analizziamo ora il meccanismo dietro la crisi. Il terrore è fisiologico. Prendiamo chi teme di parlare in pubblico. Ha provato coraggio e respirazione. Davanti alla folla, il corpo va in tilt. La voce trema. Il cuore accelera. La mente si svuota. Ha condiviso la sua esperienza con uno psicologo. Il racconto ha riattivato il terrore. Il sistema nervoso autonomo comanda. Gestisce le reazioni automatiche.La teoria polivagale descrive tre risposte: ventrale, simpatica e dorsale. Il ventrale favorisce calma e contatto. Il dorsale provoca blocco e chiusura. Il simpatico attiva lotta o fuga. La teoria polivagale spiega l’ordine di attivazione. Ogni ramo legge sicurezza o pericolo. Nel terrore, il dorsale vince. Il corpo si blocca per proteggersi. La mente perde le parole. Il racconto riattiva la stessa risposta corporea. Il terrore non è solo un pensiero. È una risposta del corpo. Riconosciamo questi segnali. La persona osserva il proprio corpo. Poi sceglie un’azione diversa. La calma cresce a piccoli passi. Il ramo ventrale si rafforza con la pratica. La sicurezza nasce dal corpo, non dalla volontà. Non dalla volontà.

Con la crisi mesmerica, il lavoro è diverso. Non gli chiediamo di raccontare, gli chiediamo di sentire. La mettiamo in ipnosi, il corpo trema e lascia andare la tensione. Dopo una o due crisi, quella persona può parlare in pubblico con naturalezza. Questo avviene perché il corpo si è liberato, più che per una nuova comprensione.

Un altro caso è quello di una persona che vive una relazione tossica: sa che dovrebbe andarsene, ma non ci riesce, e ogni volta che prova a parlarne si sente bloccata, confusa, con le parole che aumentano il senso di colpa e l’impotenza. Anche qui, la crisi mesmerica agisce sul corpo. Sviluppare quella capacità di sentire il proprio centro, quella forza che sa cosa è giusto per sé. La persona entra in crisi, e in quel movimento di liberazione sente finalmente la propria forza. La relazione cambia o finisce, perché la persona non è più la stessa. E la ritroviamo con gli occhi chiari, il respiro profondo, pronta a ricominciare.

Questo lavoro nasce dentro il percorso della crisi mesmerica: trovate il quadro completo nella pagina dedicata, la crisi mesmerica.

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